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Slip Brasiliane per non far vedere le forme

Le slip brasiliane sono utilizzatissime dalle donne di tutto il mondo e riscuotono particolare successo in quella che è la fascia di età che va dai 18 ai 40 anni.
Si tratta di un ottimo compromesso tra lo slip (spesso troppo ingombrante o comunque in evidenza sotto i vestiti) e lo scomodo perizoma. Vediamo assieme come sfruttarle per minimizzare il vedo-non-vedo e nascondere le forme!

Le forme: quando vanno nascoste

Partiamo da un concetto fondamentale: le forme femminili sono belle e non vanno assolutamente occultate, sia che si vesta una taglia 38 sia che si vesta una taglia 56. Ovviamente tutto passa dal buon senso, no a maglioni informi da indossare h24 e no, al tempo stesso, anche a mini dress fin troppo mini o leggings usati al posto dei pantaloni senza valutarne a dovere la trasparenza. Le forme che vanno nascoste, o minimizzate per metterne in risalto altre, sono i cosiddetti “rotolini” di grasso. Se ci sono pazienza, ma spesso vengono messi in luce e resi ancora più evidenti da un abbigliamento sbagliato o, peggio ancora, dall’intimo.

Le slip brasiliane sono utili per non far vedere le forme e possono essere utilizzate senza problemi in diverse occasioni. A parità di taglia, infatti, presentano numerosi vantaggi rispetto al classico slip. L’unico capo in grado di garantire risultati ugualmente soddisfacenti (sempre che non si abbia un giro coscia particolarmente ampio o poco sodo) sono le culottes, che però sono anche estremamente ingombranti e spesso poco apprezzate dalle donne, perché infantili e poco pratiche.

Come nascondono le forme le brasiliane?

Il motivo principale per il quale le slip brasiliane nascondono le forme risiede nel fatto che, al contrario degli slip, tagliano il sedere esattamente a metà e non vanno quindi ad appoggiarsi alla parte più esterna del gluteo, che è quella solitamente caratterizzata dalla maggior presenza di cellulite e/o ritenzione idrica e che è sede delle odiatissime coulottes de cheval, cruccio di quasi tutte le donne, incluse quelle iper allenate.

Nascondere le forme: consigli dall’acquisto al dressage!

Adesso vi starete chiedendo come fare a nascondere le forme attraverso l’uso di slip brasiliane. I trucchi ci sono e sono davvero pochi, basta prestare un po’ di attenzione. Per tutte le novelline dello slip così sgambato, tuttavia, proporremo una semplice lista per addentrarci assieme nel mondo delle slip brasiliane, senza sbagliare un colpo!

  • Acquistate sempre slip della giusta taglia: quella della taglia è spesso una problematica molto sottovalutata, ma è essenziale se volete realmente disfarvi degli orrendi segni visibili da sotto i vestiti
  • Nell’aquisto, ricordatevi di preferire i tessuti leggeri e non elasticizzati a quelli eccessivamente stretch; se proprio desiderate gli elasticizzati, optate per quelli più morbidi…saranno meno fascianti, ma segneranno meno!
  • Se avete in vista un evento particolare, optate per i capi tagliati a laser. L’assenza di cucitura li renderà praticamente invisibili!
  • Se avete dubbi sul colore, optate sempre per il nude, può essere nascosto davvero al di sotto di tutto. Il giusto slip nude, di buona qualità, sarà un piccolo investimento sul quale varrà sicuramente la pena lanciarsi!

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traduzioni

Tutto su traduzioni certificate e autenticate

Per chi necessita di una traduzione con valore legale, la richiesta da fare a un’agenzia di traduzione è quella di una traduzione asseverata: si ha quando il traduttore, recandosi in tribunale, dichiara davanti al giudice che la traduzione fatta corrisponde all’originale. Questa procedura, insieme all’apposizione di marche da bollo, conferisce valore legale al documento.

Capita spesso però che le autorità estere richiedano delle semplici traduzioni certificate, che non necessitano né di marche da bollo né di giuramento. Questo dipende dalle specificità della legislazione dei paesi esteri rispetto a quella italiana: solo in Italia, infatti, esiste l’imposta di bollo, e nella maggior parte dei paesi stranieri i traduttori sono categoria professionale riconosciuta, cosa che non avviene nel nostro paese. Per questo, da noi, può essere necessario il passaggio in tribunale. Gli enti esteri richiedono spesso una semplice certified translation: la traduzione deve essere accompagnata da un documento con dati e recapiti del traduttore e da una sua dichiarazione di aver svolto al meglio la traduzione, nel rispetto del testo originale.

Non è un lavoro che chiunque possa svolgere: servono esperienza, serietà e competenze professionali dei traduttori, che devono essere non solo ottimi conoscitori delle lingue estere, ma anche specializzati in studi giuridici, soprattutto quando stiamo parlando di documenti legali. La legalizzazione della traduzione non deve però essere confusa con la traduzione di documenti legali. Nella traduzione con valore legale il documento deve conservare il suo valore giuridico. Si tratta, per effettuare un lavoro del genere, di padroneggiare un glossario specialistico che solo alcuni traduttori conoscono. Memorie di traduzione, glossari e dizionari tecnici sono strumenti di lavoro che non tutti sanno usare, ma indispensabili al buon esito del lavoro.

Una volta che la traduzione è fatta, il traduttore si reca in tribunale per il giuramento di rito, e si completa così l’asseverazione. La legalizzazione consiste in un passaggio ulteriore, necessario se la traduzione deve esser presentato all’estero. Per farlo, occorre rivolgersi alla Procura della Repubblica dello stesso tribunale in cui il documento è stato asseverato, per l’apposizione di un timbro.

Le tariffe per le traduzioni si conteggiano in base al numero di parole e alla combinazione linguistica. Ci sono poi i costi di certificazione e quelli per la spedizione dell’originale. Le traduzioni legalizzate e asseverate sono più costose, perché comportano l’apposizione di marche da bollo e il passaggio in Tribunale: per questo le traduzioni certificate sono da preferire, a meno che non sia proprio necessaria l’asseverazione.

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scheda SD

Come si fa a trovare una buona scheda SD

Come si fa a trovare una buona scheda SD? Quali sono, in altri termini, i criteri e i fattori che consentono a un potenziale acquirente di stabilire se un prodotto sia meglio di un altro? Di sicuro, tra i tanti parametri che possono essere presi come riferimento, quello della velocità minima di scrittura dei dati è il più prezioso e, al tempo stesso, il più facile da capire e interpretare, dal momento che consente di stabilire subito quali possono essere le prestazioni di un supporto. Le schede SD, in particolare, sono distinte e catalogate in classi in base a tale velocità. Quelle di velocità più bassa sono le SD di classe 2, che si chiamano così poiché la loro velocità di scrittura minima è pari a 2 MB al secondo: come è facile immaginare, esse sono indicate solo per lo svolgimento di operazioni di base, tra le quali la registrazione di video a definizione standard.

Salendo nella scala della velocità di scrittura minima, ci si imbatte nelle SD di classe 4, che sono denominate in questo modo proprio per la loro velocità, pari a 4 MB al secondo: ciò vuol dire che, da un punto di vista pratico, vi si può ricorrere tra l’altro per registrare video in alta definizione o in qualità Full HD. Se si ha la necessità di performance ancora più elevate, invece, ecco le schede SD di classe 6: in questo caso è di 6 MB al secondo la velocità di scrittura minima, e tradotti in termini pratici questi numeri permettono sia di scattare foto a raffica in alta definizione che di realizzare video di ottima qualità.

A dire la verità, però, per le raffiche di foto ad altissima definizione sarebbe più opportuno optare per le schede SD di classe 10, la cui velocità di scrittura minima è pari a 10 MB al secondo. Insomma, come si può ben capire anche se non si è degli esperti del settore, a mano a mano che si sale con la velocità si è in presenza di prestazioni più elevate, e quindi di un maggior numero di possibilità di utilizzo e di opportunità da sfruttare.

Trovare la migliore scheda SD, vale a dire quella che risponde nel modo più efficace ai bisogni che si desidera soddisfare, non è poi così complicato, anche se non si è dei maghi dell’elettronica o si ha poca dimestichezza con i dispositivi informatici: tutto molto semplice, in definitiva.

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Come organizzare un evento aziendale: passo per passo

L’organizzazione di un evento aziendale è un’attività complessa e che va gestita in maniera analitica. Senza un piano programmatico e idee chiare, diventa tutto più complicato. Ecco allora una serie di consigli per organizzare il tuo evento in modo schematico e puntuale, passo per passo.

1) Poniti un obiettivo

Di solito, l’organizzazione di un evento non rappresenta un fine bensì un mezzo per arrivare ad altro. Cerca allora di comprendere a fondo quale sia il tuo reale scopo: vuoi promuovere la tua azienda? Lanciare un nuovo servizio? Consolidare i rapporti con il pubblico? Tutte le valutazioni che compirai in seguito dovranno tenere conto delle considerazioni preliminari.

2) Stanzia un budget

Delineare un budget è fondamentale per una corretta pianificazione e deve precedere tutto il resto. cerca anche di capire se c’è un modo per aumentarlo, magari rintracciando sponsor o individuando co-organizzatori che possano avere interessi allineati ai tuoi. Un budget ampio permette di chiedere l’ausilio di esperti della realizzazione eventi Milano o Roma, in caso contrario dovrai fare tutto da solo e rientrando nei piani di spesa.

3) Target

Ora che hai individuato scopi e possibilità di spesa, è il momento di definire il target, ovvero la tipologia di pubblico a cui è destinato l’evento. Le valutazioni successive dovranno tenerne massimamente conto!

4) Definisci i tuoi collaboratori

Si passa poi alla definizione del proprio staff; qui bisogna capire con esattezza quante persone ti aiuteranno, che tipo di conoscenze possiedono, quanta esperienza hanno, cosa possono fare autonomamente e in cosa dovranno essere assistiti. Ogni operazione deve essere calendarizzata con ordine e senza alcun intoppo. Ricorda, quando organizzi un evento il tempo vola senza che te ne possa rendere conto.

5) Fase operativa vera e propria

Ok, hai delineato un piano preciso e ora è il momento di dare forma al tuo evento. Si parte con la scelta della location e del catering, tenendo in considerazione tutti i parametri prefissati quali target, budget e obiettivi. La scelta del posto è il primo nodo da sciogliere, poi passerai a stabilire buffet, animazione e addobbi. Cerca di ottenere più preventivi possibile da più parti in modo da garantirti una scelta su una pluralità di alternative.

6) Pr

L’evento sta prendendo forma, adesso devi promuoverlo in tutti i modi ti sia possibile. Se è il caso, cerca il sostegno della carta stampata (per eventi di interesse per la comunità sono spesso propositivi e disponibili all’ascolto) ma non preoccuparti se non riesci a raggiungerli, puoi sempre contare sui canali più tradizionali: Facebook e i social network in generale, il sito aziendale, le newsletter (se sei autorizzato a mandarne) e poi quelli dello spazio fisico, dalla cartellonistica alle locandine ai volantini. Datti da fare!

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testo pieghevole

Pieghevole aziendale: come sviluppare il contenuto testuale

L’ideazione di un pieghevole è complessa. Una delle questioni più complesse riguarda, in particolare, la distribuzione dei diversi elementi grafici e testuali all’interno di un format particolare, che si differenzia in molteplici possibili disposizioni e formati, personalizzabili e standard. La parte della progettazione include, ovviamente, il copywriting e la stesura dei contenuti testuali che si è scelto di veicolare attraverso il depliant aziendale. Come scrivere il testo per un pieghevole?

Chiarisci l’obiettivo

Prima di iniziare a buttare giù qualche bozza, è bene avere ben chiaro l’obiettivo che ci si pone con la stampa depliant e la sua successiva divulgazione; il che significa comprendere il tipo di informazioni che vogliamo veicolare, le finalità e il target. Parlare a un pubblico di addetti ai lavori non è parlare alla gente nella sua moltitudine o ad un pubblico di adolescenti. Scrivere per presentare l’azienda nel suo complesso è diverso che raccontare un nuovo prodotto/servizio o la storia del marchio. Un testo persuasivo ed uno informativo seguono logiche ed espedienti stilistici differenti. Insomma, a seconda dello scopo da raggiungere e delle persone cui ci si rivolge, è fondamentale scegliere l’approccio linguistico più opportuno.

Datti un’impostazione grafica

La più emergente difficoltà nella realizzazione del pieghevole sta nella distribuzione degli elementi grafici e testuali. Prima di scrivere è necessario conoscere lo spazio disponibile e le informazioni da trattare in ogni blocco predisposto. Il rischio, sennò, è di dover completamente rimaneggiare il contenuto in fase di implementazione del layout: fare un lavoro due volte non è mai una scelta saggia.

Limita al massimo le scritte

Ricordiamo sempre che ciò stiamo progettando è un contenuto pubblicitario e che, pertanto, per quanto ci si sforzi di renderlo appetibile e interessante, l’attrattività può risultare piuttosto bassa. Meglio, allora, ridurre al minimo le scritte in favore di più fruibili supporti grafici e immagini. Esistono altri canali più adatti per raccontare la storia dell’azienda e soffermarsi più approfonditamente sulle caratteristiche dei singoli prodotti.

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Lecce - Centro storico

Il centro storico di Lecce: incanto per tutte le stagioni

In estate, tutti gli hotel, i b&b, i residence e le case vacanze nel Salento fanno registrare il tutto esaurito; poi, con l’approssimarsi dei mesi freddi, i turisti si dileguano, Gallipoli si svuota, Otranto riacquista i propri spazi, i lidi sulla spiaggia chiudono i battenti. Resta Lecce, capoluogo del Salento e centro nevralgico del turismo locale, l’unica realtà davvero in grado di generare indotti e presenze per dodici mesi l’anno.

Lecce è svincolata dalle logiche del turismo balneare, da cui dista circa 10 km; essa è una città d’arte che offre in grande abbondanza attrattive e servizi capaci di alimentare un flusso di visite costante anche nelle stagioni più fredde.

Il barocco

Elemento distintivo della città è l’arte barocca che, a partire dal XVII secolo, trasformò radicalmente l’assetto urbano del centro storico. Merito indubbio anche della pietra leccese, roccia calcarea di facilissima lavorazione e che si dimostrò una risorsa inestimabile per esaltare il virtuosismo degli artisti dell’epoca.

Opera più riuscita è senza dubbio la Basilica di Santa Croce, portata a termine – insieme all’attiguo Palazzo dei Celestini – nel 1695. La chiesa è uno dei simboli della città e sorge a pochi metri da Piazza Sant’Oronzo, cuore del centro cittadino.

Altre eccellenze urbanistiche sono il Duomo, che si erge nell’omonima piazza, e il suo campanile, il più alto della provincia. Distribuite nel centro della città anche le piccole ma eccezionali chiese intitolate a San Matteo, Santa Chiara e Sant’Irene.

L’Anfiteatro Romano

Di fronte a Piazza Sant’Oronzo sorge un Anfiteatro Romano risalente al I-II secolo d. C. La costruzione, monumentale, sembra essere lì da sempre ma fu solo all’inizio dello scorso secolo, grazie ai lavori dell’archeologo leccese Cosimo de Giorgi, che fu portato alla luce, regalando alla città una perla di rara bellezza, dove si celebrano periodicamente eventi mondani, spesso gratuiti.

Il Castello di Carlo V

Il Castello di Carlo V fu voluto dallo stesso sovrano asburgico e fu edificato su un vecchio complesso principesco a partire dal 1539. L’opera, realizzata in pietra leccese, occupa un ampio spazio a pochi metri dalle vie più centrali della città ed è utilizzato per mostre e retrospettive, ottimamente conservato.

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