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Sicurezza informatica, la carica dei professionisti

Nell’ambito della sicurezza informatica è entrato in vigore un regolamento innovativo sul trattamento dei dati personali e la loro protezione. Il regolamento vale per tutta l’Unione Europea, compresa ovviamente l’Italia e impone nuove sanzioni per le imprese che vadano a violare le regole introdotte. Si tratta di norme che puntualizzano ulteriormente il grande dibattito sulla sicurezza informatica, cercando di fare chiarezza sia per chi lavora nel settore del web, sia per i normali utenti che ogni giorno sono potenzialmente esposti a rischi e minacce di ogni tipo. Dunque, il regolamento vieta l’iscrizione automatica di un utente a un sito o a un servizio, a meno della sua esplicita volontà espressa e impone anche la possibilità per l’utente di far valere la protezione dei suoi dati nel caso in cui si renda conto che sue informazioni personali vengano immesse in sistemi a cui non ha acconsentito. Questo significa che aumenterà vertiginosamente il numero di chi si occupa di questo comparto, accompagnando lo sviluppo software a Roma e in tutto il Paese, affidato a imprese specializzate nel settore come Area Software, a nuove competenze di cybersecurity.

Sicurezza informatica, il fabbisogno in cifre

Secondo le ricerche più attuali, nel prossimo futuro si avrà bisogno di oltre 45mila addetti al settore della sicurezza informatica, professionisti con competenze specifiche proprio nella tutela dei dati personali e della protezione da attacchi criminali sul web. Il nuovo professionista si chiama “Data protection officer” ed è individuato dallo stesso regolamento europeo che lo definisce come un tecnico di questa materia, dei regolamenti vigenti e della gestione dei dati e delle informazioni personali. Se pensiamo che fino a oggi chi si occupa in modo “certificato” di questa materia in Italia raggiunge quota duemila, capiamo quanto fabbisogno c’è in questo settore occupazionale.

Chi è il nuovo professionista della sicurezza informatica

Non si tratta quindi di un garante dei dati, ma di un vero e proprio tecnico con competenze informatiche, amministrative e perfino legislative che andrà ad aiutare le piccole e medie imprese, i cittadini e anche la stessa pubblica amministrazione nell’attuazione del nuovo regolamento europeo. Questa figura va intesa quindi come una vera e propria opportunità per le aziende, gli enti e le istituzioni che formeranno nuovi professionisti ad hoc. Naturalmente la nuova figura andrebbe accompagnata anche da una consapevolezza e una sensibilità nuove nel settore della protezione della privacy che non può e non deve solo essere fatto di Gdpr e consensi informati, ma che deve partire proprio dagli utenti che devono essere pienamente consapevoli dei loro diritti e delle loro libertà.