Autotrasporti

Autotrasporto, 36 milioni di euro di incentivi

Quasi 36 milioni di euro: a tanto ammonta il totale delle risorse economiche che il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha messo a disposizione delle aziende che operano nel settore dell’autotrasporto intenzionate a effettuare investimenti per l’acquisto di attrezzature o veicoli. Ogni azienda può ricevere non più di 700mila euro, e tutti i beni che sono stati o verranno comprati usufruendo dei contributi ministeriali saranno sottoposti a vincolo di inalienabilità per i prossimi due anni e mezzo, fino al 2019 compreso: in pratica, le imprese se ne potranno sbarazzare, vendendoli o rottamandoli, solo a partire dal 2020, e in caso contrario si vedranno revocare i contributi ottenuti.

L’importo complessivo prevede una suddivisione in quattro tipologie di investimento differenti, a seconda di ciò che viene acquistato. Così, per l’acquisizione di rimorchi o semirimorchi porta casse da impiegare per prevenire le rotture dei carichi il totale è di 1 milione di euro; per l’acquisizione di rimorchi o semirimorchi da impiegare per il trasporto combinato ferroviario o marittimo il totale è di poco inferiore ai 14 milioni e mezzo di euro (ma attenzione: si deve trattare di strumenti dotati di dispositivi innovativi); per l’acquisizione di veicoli con massa complessiva a pieno carico da 11.5 tonnellate appartenenti alla classe Euro 6 il totale è di circa 10 milioni di euro (ma per poter avere accesso agli incentivi gli imprenditori sono costretti, in questo caso, a rottamare veicoli con massa complessiva a pieno carico da 11.5 tonnellate appartenenti alla classe Euro 5 o più bassa); infine, per l’acquisizione di veicoli con massa complessiva a pieno carico da 3.5 tonnellate a trazione elettrica o a metano il totale è di circa 10 milioni e mezzo di euro.

Rientrano tra gli acquisti che possono beneficiare di questi incentivi solo quelli effettuati a partire dal 2 agosto del 2017 e fino al 15 aprile del 2018. Sempre il 15 aprile del prossimo anno rappresenta il termine ultimo entro il quale è possibile presentare le domande.

A proposito, è bene sapere che le richieste possono essere inoltrate solo per vita telematica, recandosi sul Portale dell’Automobilista e seguendo le istruzioni: tutti i dettagli sono specificati anche sul sito web del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti nella specifica sezione che è dedicata ai contributi e agli incentivi. Infine, va segnalato che solo le aziende che sono iscritte al Ren o all’Albo degli Autotrasportatori hanno il diritto di richiedere gli incentivi e la possibilità di ottenerli.

Articolo tratta dalla sezione Normativa sugli autotrasporti di Gigantidellastrada.it.

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approcci di marketing

Meglio investire in web marketing o in marketing cartaceo?

Ha ancora senso oggi investire in stampa online, grafici e sviluppatori su carta? O è meglio decidersi a tagliare definitivamente col passato per abbracciare una volta per tutte le potenzialità del marketing online?

Una domanda, questa, che non può ricevere una risposta univoca. Ogni azienda ha le sue logiche, ogni mercato le sue dinamiche, ogni tipologia di pubblico le sue esigenze. E in relazione a tutto ciò che va definita la propria, personale strategia di comunicazione aziendale. Abbiamo solo una certezza: non esiste alcuna formula del successo ma solo soluzioni parziali e tarate appositamente per il proprio business.

Marketing: online Vs. cartaceo

La premessa è già sbagliata: perché ci ostiniamo a vedere web marketing e comunicazione fisica come due universi separati e incomunicanti? Ogni strumento di comunicazione è una risorsa; una risorsa da considerare come parte di una strategia più ampia e, soprattutto, unica. Disponiamo di molteplici strumenti, ognuno dei quali, però, non va a strutturare un piano di marketing bensì si inserisce in un sistema più ampio e integrato.

Volete un esempio? Eccolo! Avete investito per la realizzazione di un 6×3 in occasione di un evento aziendale. In fondo al cartellone sono riportati l’indirizzo al sito web aziendale, alla pagina Facebook e un Qr Code che rimanda alla pagina dell’evento. Qui, in un’unica ‘confezione’ disponiamo di tre differenti strumenti, provenienti da tre logiche dissimili, ovvero la cartellonistica, il web e l’organizzazione eventi. Marketing mix: il web e il cartaceo non sono rivali ma alleati dalla cui cooperazione può nascere una vera, compatta ed efficacissima strategia di comunicazione.

E poi dipende molto dall’azienda che gestite, dai prodotti/servizi che proponete, dal vostro target di riferimento. Per un e-commerce, in effetti, può avere poco senso investire fior di quattrini in flyer da distribuire per le strade ma lo stesso non può dirsi per un ristorante che ha appena aperto o, in generale, per un’attività che opera direttamente sul territorio e che si rivolge a un pubblico evidentemente circoscritto territorialmente. Insomma, non esiste La soluzione né LA risposta ma solo il piano operativo più appropriato per quelli che sono gli obiettivi della società.

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conferenza stampa

Conferenza stampa: quando e come organizzarla

La conferenza stampa è una risorsa in mano ad agenzie di comunicazione e di pubbliche relazioni. L’organizzazione di una conferenza stampa segue un iter piuttosto standard e obbedisce a regole e vincoli non scritti ma che è opportuno conoscere se si desidera sfruttare lo strumento nel modo più opportuno.

In quali casi organizzare una conferenza stampa

La vera regola di riferimento è molto semplice: organizzate una conferenza stampa se, e solo se, avete qualcosa di interessante da dire. Cosa si intende per interessante? Deve essere un argomento che sia davvero notiziabile e per cui i giornalisti possano pensare che valga la pena dedicare il proprio tempo. In occasione di allestimenti eventi, per il lancio di un nuovo prodotto/servizio che ha impieghi utili e risvolti positivi per la comunità o, ancora, per annunciare importanti collaborazioni con enti pubblici e amministrativi. Non esiste certo un vademecum delle attività e delle news adatte alla conferenza stampa e molto dipende anche dal proprio contesto di riferimento. Come orientamento generale, provate a mettervi nei panni del giornalista che dovrà dedicare tempo ed energie al vostro progetto.

Come organizzare la conferenza stampa

La conferenza stampa viene di solito indetta in tarda mattinata, non prima delle 10:00 e non più tardi delle 12:00. La durata dell’incontro è, solitamente, di 45-60 minuti; alla fine, lasciatevi del tempo per rispondere alle eventuali domande dei giornalisti.

Ovviamente, ogni cosa dovrà essere predisposta per tempo: inviate ai giornalisti, assieme all’invito, la cartella stampa con in allegato ogni materiale utile per informare sull’argomento, in modo che il giornalista giunga già preparato e predisponete la sala stampa in modo da assegnare una postazione a ognuno di essi (così sarà anche più semplice capire chi ha aderito all’invito e chi no).

La scelta della sede dell’incontro è molto importante: essa deve essere nota o facilmente raggiungibile, il più possibile adatta al tema presentato e di rilievo sotto il profilo urbanistico, storico o amministrativo e deve essere attrezzata con le strumentazioni tecniche necessarie (microfoni, proiettori, ecc.).

Gestire la conferenza e il post

A fine conferenza, l’attività di recall è assolutamente fondamentale: ricordate di fare una rassegna stampa delle pubblicazioni e di contattare le testate e gli altri media che non hanno dato spazio alla notizia. Inviate ai giornalisti anche ulteriori approfondimenti, in modo da creare ulteriore interesse e, allo stesso tempo, mettere pressione alle testate affinché vi concedano lo spazio che state cercando.

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telo mare

Le caratteristiche degli oggetti promozionali in tessuto

Oggigiorno una ottima soluzione per una campagna di marketing aziendale è senza ombra di dubbio la regalistica aziendale.

Un’azienda che offre ai propri clienti omaggi utili che portano stampato il suo brand aiuta a diffonderlo a più persone possibili e così a farsi conoscere e acquisire potenziali nuovi clienti.

Su questo principio si basa la regalistica aziendale, che vede come oggetti promozionali che vanno per la maggiore quelli in tessuto come asciugamani o teli da mare personalizzati, e ogni altro tipo di articolo in tessuto, di cotone o lino e spugna, dalle magliette alle borse, ai capellini e così via.

Se un’azienda vuole diffondere il proprio brand, può quindi puntare ad articoli promozionali che siano utili e che vengano aprezzati da chi li riceve, in modo che possano venire usati e quindi lo scopo della pubblicità aziendale sia compiuto.

I teli da mare personalizzati fanno parte di questo tipo di articoli, infatti sono prodotti di certo molto utilizzati da chi li riceve, per andare al mare, distendersi a prendere il sole o asciugarsi dopo il bagno, ma non solo.

Gli asciugamani e teli mare si possono utilizzare anche in casa, dopo il bagno o la doccia, oppure per fare un pic nic all’aperto, per andare in palestra e in piscina, quindi si possono utilizzare durante tutto l’anno e non solamente nel periodo estivo ottimizzando così il loro scopo di diffondere il marchio che viene stampato o ricamato su di essi.

Le aziende che realizzano gadget in tessuto come teli da mare personalizzati e asciugamani hanno diverse metodiche per imprimere sulla stoffa il marchio della ditta che lo richiede, sia con stampa serigrafica, che con tinti in filo ovvero tessuti con filo della trama e ordito già tinti, anche in colori diversi da quelli del tessuto di base.

O ancora si possono realizzare cesellature a jacquard, ed effetti velour ciniglia e ricamo con tagli laser ed impunture e tutti i disegni o loghi possono venire anche impreziositi da paillettes o perline in swarovski.
Quindi ci sono moderne tecniche per realizzare la personalizzazione degli oggetti in tessuto per comunicare al meglio ai clienti e diffondere così il proprio marchio o logo su stoffa.

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sistemi di riciclaggio

I sistemi di riciclaggio: dalla discarica al compostaggio

Si fa presto a parlare di riciclaggio. In pochi conoscono davvero quali e quanti sistemi siano utilizzati per la gestione dei materiali di scarto. A seconda della tipologia, infatti, lo smaltimento rifiuti a Lecce, Milano o Napoli segue una logica differente e una procedura tecnica specifica. Ecco i sistemi di smaltimento esistenti e come funzionano.

Discarica

La discarica è il luogo cui sono destinati i rifiuti non riciclabili e che non possono essere smaltiti in nessun altro modo. A seconda del tipo di rifiuto che essa accoglie, la discarica si distingue in tre tipologie: per rifiuti inerti (gli scarti di costruzione e derivanti da demolizioni o scavi); per rifiuti non pericolosi; per rifiuti pericolosi. Tale suddivisione è stata sancita tramite Direttiva Europea 99/31/CE tramite D. Lgs n. 36 del 13 gennaio 2003.

Inceneritore

L’inceneritore è l’alternativa alla discarica per gli scarti non adatti al riciclo. A differenza della discarica, che permette il solo deposito del rifiuto, l’inceneritore, come suggerisce lo stesso nome, permette la polverizzazione dello scarto in cenere.

Termovalorizzatore

il termovalorizzatore permette la trasformazione della cenere di scarto dell’inceneritore in vapore. Non tutti gli inceneritori dispongono di un sistema di termovalorizzazione delle polveri.

Riciclo

Il riciclo è il processo di recupero dei materiali ancora sfruttabili. Esso è destinato a materiali quali carta e cartone, plastica, vetro, metalli, legno, tessuti. A seconda della tipologia di rifiuto, il processo di recupero segue procedure tecniche differenti. Il processo permette la re-immissione in circolo di materie che, altrimenti, finirebbero in discarica o che verrebbero smaltite tramite incenerimento.

Compostaggio

Nell’impianto di compostaggio sono incanalati i residui organici quali avanzi di cibo e di cucina o materiali unti di cibo quali piatti di plastica e tovaglioli di carta. Il prodotto finale, ottenuto a seguito del processo di bio-ossidazione, viene definito compost o composta, un fertilizzante utilizzato in ambito agricolo per umidificare il terreno.

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traduzioni

Tutto su traduzioni certificate e autenticate

Per chi necessita di una traduzione con valore legale, la richiesta da fare a un’agenzia di traduzione è quella di una traduzione asseverata: si ha quando il traduttore, recandosi in tribunale, dichiara davanti al giudice che la traduzione fatta corrisponde all’originale. Questa procedura, insieme all’apposizione di marche da bollo, conferisce valore legale al documento.

Capita spesso però che le autorità estere richiedano delle semplici traduzioni certificate, che non necessitano né di marche da bollo né di giuramento. Questo dipende dalle specificità della legislazione dei paesi esteri rispetto a quella italiana: solo in Italia, infatti, esiste l’imposta di bollo, e nella maggior parte dei paesi stranieri i traduttori sono categoria professionale riconosciuta, cosa che non avviene nel nostro paese. Per questo, da noi, può essere necessario il passaggio in tribunale. Gli enti esteri richiedono spesso una semplice certified translation: la traduzione deve essere accompagnata da un documento con dati e recapiti del traduttore e da una sua dichiarazione di aver svolto al meglio la traduzione, nel rispetto del testo originale.

Non è un lavoro che chiunque possa svolgere: servono esperienza, serietà e competenze professionali dei traduttori, che devono essere non solo ottimi conoscitori delle lingue estere, ma anche specializzati in studi giuridici, soprattutto quando stiamo parlando di documenti legali. La legalizzazione della traduzione non deve però essere confusa con la traduzione di documenti legali. Nella traduzione con valore legale il documento deve conservare il suo valore giuridico. Si tratta, per effettuare un lavoro del genere, di padroneggiare un glossario specialistico che solo alcuni traduttori conoscono. Memorie di traduzione, glossari e dizionari tecnici sono strumenti di lavoro che non tutti sanno usare, ma indispensabili al buon esito del lavoro.

Una volta che la traduzione è fatta, il traduttore si reca in tribunale per il giuramento di rito, e si completa così l’asseverazione. La legalizzazione consiste in un passaggio ulteriore, necessario se la traduzione deve esser presentato all’estero. Per farlo, occorre rivolgersi alla Procura della Repubblica dello stesso tribunale in cui il documento è stato asseverato, per l’apposizione di un timbro.

Le tariffe per le traduzioni si conteggiano in base al numero di parole e alla combinazione linguistica. Ci sono poi i costi di certificazione e quelli per la spedizione dell’originale. Le traduzioni legalizzate e asseverate sono più costose, perché comportano l’apposizione di marche da bollo e il passaggio in Tribunale: per questo le traduzioni certificate sono da preferire, a meno che non sia proprio necessaria l’asseverazione.

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