linfedema gambe rimedi naturali

I migliori rimedi naturali al linfedema gambe

Nel caso di anomalie alla circolazione linfatica, liquidi ricchi di proteine si accumulano nello spazio tra le cellule. A causa di questa condizione si ha un aumento di volume alle gambe, spesso associato a dolore, difficoltà a muoversi, pelle a buccia d’arancia che risulta anche particolarmente dura, arrossamenti ed eczemi. Si tratta del linfedema. Il linfedema può essere trattato anche con rimedi naturali? Nel caso in cui il linfedema sia sorto a causa di una lesione oppure di un’ostruzione dei vasi linfatici, i rimedi naturali non possono portare ad una risoluzione del problema. In caso contrario, sono proprio invece i rimedi naturali quelli da prendere in considerazione.

Linfedema gambe rimedi naturali: quali sono i più interessanti?

Coloro che vogliono trattare il linfedema alle gambe con i rimedi naturali, devono prima di tutto migliorare e modificare la loro alimentazione. Latticini, zucchero e alimenti zuccherati, cereali raffinati sono assolutamente da evitare, questo perché si tratta di cibi che producono delle tossine, chiamate comunemente anche colle, che hanno effetti negativi sul sistema linfatico. Tendono infatti ad intasarlo, così che non sia più possibile riuscire a catturare i liquidi in eccesso e a riportali all’interno della circolazione venosa come invece dovrebbe accadere. Molto importante anche diminuire in modo drastico l’assunzione di sale. Ovviamente questo vale per il sale come condimento, ma anche per il sale di per sé già presente in alcuni alimenti, come nei salumi ad esempio oppure nei formaggi.

Per quanto riguarda tutti gli altri alimenti non ci sono controindicazioni da prendere in considerazione, ma è fondamentale ricordare che una eventuale intolleranza alimentare può causare linfedema e gonfiore alle gambe. Considerando che la maggior parte delle persone non sa di avere un’intolleranza alimentare, la prima cosa da fare sarebbe quindi sottoporsi ad un apposito test che possa metterle in evidenza.

Meliloto, linfa di betulla, bromelina per eliminare i liquidi in eccesso

Ci sono alcune sostanze vegetali che possono essere assunte da coloro che soffrono di linfedema al fine di migliorare la situazione. Tra queste sostanze, dobbiamo sicuramente ricordare il melitoto, sotto forma di estratto che può essere ingerito oppure utilizzato sulle zone interessate per effettuare un massaggio. In entrambi i casi, si ha la possibilità di ottenere una maggiore velocità di deflusso linfatico e di riuscire quindi a sgonfiare le gambe in modo eccellente. Funzionano in modo molto simile anche la linfa di betulla e la bromelia.

Fisioterapia, attività fisica e stile di vita sano

Tra i migliori rimedi naturali, e questo vale per ogni tipologia di linfedema di cui si soffra, anche per quelli in assoluto più gravi, c’è la fisioterapia. I fisioterapisti specializzati in queste condizioni fanno dei massaggi linfodrenanti a coloro che soffrono di linfedema, ma aiutano i loro pazienti anche a scoprire quali esercizi consentono di migliorare nettamente la situazione. Ovviamente non dovete credere che basti una sola visita dal fisioterapista per risolvere la situazione. Ci vuole tempo, pazienza e costanza infatti, almeno 6 settimane per vedere i primi risultati.

Oltre alla fisioterapia, è importante fare molta attività fisica e seguire uno stile di vita che sia quanto più sano possibile. Niente fumo quindi né alcol in eccesso, alimentazione sana e genuina, attività fisica ogni giorno e piccole buone abitudini quotidiane come andare a letto sempre alla stessa ora, anche nel fine settimana.

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come scegliere chirurgo plastico

Come scegliere chirurgo plastico: ecco da dove partire

Per una donna, il ritocchino estetico rappresenta un elisir di giovinezza per apparire più giovane ed affascinante agli occhi degli altri. Per poter usufruire di questo stratagemma, però, è fondamentale scegliere un chirurgo plastico di eccellenza, per non rischiare di subire dei veri e propri maltrattamenti estetici ed irrimediabili.
Ebbene, ma come fare a scegliere un ottimo chirurgo estetico senza paura di trovarsi davanti ad un discutibile professionista? Leggete qui sotto i nostri trucchi.

1. Chiedi delle opinioni in giro

Per prima cosa è essenziale informarsi e chiedere più informazioni sul chirurgo che avete davanti. Potete, ad esempio, cercare su internet eventuali recensioni su trattamenti e servizi oppure, se vivete in una zona abbastanza piccola, chiedere in giro eventuali esperienze di chi ci è già passato. Ovviamente, le opinioni sono pressoché soggettive, per cui non vanno prese per oro colato, tuttavia possono permettervi di farvi un’idea un po’ più concreta su chi avete davanti.

2. Vi ispira fiducia?

In un rapporto tra medico e paziente, la fiducia è un elemento essenziale e che non può mancare. Se il vostro chirurgo plastico Verona, Roma o Milano, vi sembra poco interessato o addirittura vi ispira poca professionalità, probabilmente non è un vero esperto del settore come vuole farvi credere. In questo caso l’empatia è importante, in particolar modo perché si parla di trattamenti estetici. Cercate professionisti in grado di farvi sentire a vostro agio e salutate chi invece non vi permette di essere voi stessi. È la cosa migliore se volete affidarvi a veri chirurghi plastici.

3. È iscritto all’Ordine dei Medici?

Quando si parla di punturine, filler o lifting, molto spesso si tende a passare sopra alle questioni burocratiche. Ebbene, fare uno di questi trattamenti comporta comunque delle operazioni al viso, anche se brevi e poco invasive che, se fatte male, possono generare veri problemi anche irrisolvibili. Per questa ragione, fate delle ricerche o comunque chiedete al vostro chirurgo estetico se è regolarmente iscritto all’Ordine dei Medici e se detiene una laurea specifica. Magari sembrerete fin troppo scrupolosi, ma quando si parla di salute ciò non è mai abbastanza.

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leishmaniosi gatto

Leishmaniosi nei gatti: cos’è e quali sono i sintomi

La leishmaniosi è una malattia che si presenta con una frequenza maggiore nei cani, ma nell’ultimo periodo si sta osservando un aumento dei casi anche nei gatti.

Il sistema immunitario dei gatti è da sempre stato in grado di contrastare questa malattia, rendendo la leishmaniosi un’entità patologica sporadica negli amici felini. L’aumento dell’incidenza nell’ultimo periodo porta a doversi preparare all’evenienza che ci possa essere anche la leishmaniosi nei gatti.

La leishmaniosi gatto è una malattia che deve essere conosciuta, per questo abbiamo pensato di scrivere una breve guida, in cui vedere cos’è questa malattia e quali sono i sintomi più frequenti che la caratterizzano.

Leishmaniosi nei gatti: cos’è?

La leishmaniosi nei gatti è una malattia infettiva che è determinata dalla Leishmania infantum. Si tratta di un protozoo, ovvero di un organismo eucariota unicellulare, che viene trasmetta dagli insetti, definiti flebotomi.

Questa malattia colpisce prevalentemente i cani, ma può interessare anche i gatti e sporadicamente l’uomo, configurandosi dunque come una zoonosi.

Per la diffusione dell’infezione è fondamentale il ruolo del flebotomo, vettore obbligato per la catena di trasmissione della Leishmania infantantum.

Il gatto solitamente è meno interessato da questo tipo di malattia, ma non per questo è protetto di sicuro dall’infezione. Inoltre, il rischio che si presenti la leishmaniosi nei gatti aumenta se questi hanno già una condizione patologica di base, ad esempio se sono affetti dalla toxoplasmosi o se hanno la FIV.

Sintomi della leishmaniosi nei gatti

Per parlare dei sintomi della leishmaniosi nei gatti bisogna prima spiegare che questa è una malattia con un periodo di incubazione lungo.

Il periodo di incubazione corrisponde a quel periodo di tempo in cui l’infezione è già in atto, ma decorre in modo asintomatico, in attesa che la sintomatologia compaia (ci sono anche malattie che decorrono solo in modo asintomatico).

Dopo il periodo di incubazione, la leishmaniosi diventa manifesta e si mostra allora in una delle tre forme caratteristiche:

1. Leishmaniosi cutanea

La prima forma è quella della leishmaniosi cutanea, che si caratterizza per la comparsa di noduli sottocutanei non dolenti. I noduli si possono osservare soprattutto nella regione testa – collo.

Oltre alla comparsa di questi noduli, è possibile osservare anche che i gangli linfatici diventano più grandi ed in alcuni casi possono addirittura andare incontro a fenomeni ulcerativi, in quel caso dolorosi e con rischio di sovrainfezione.

2. Leishmaniosi oculare

Come è facile intuire dal nome di questa forma, nella leishmaniosi oculare si ha un interessamento degli occhi, con possibili tipi di disturbi. Si può avere un’infiammazione delle palpebre, conosciuta come blefarite, ma anche un’uveite o una congiuntivite, insieme ad altri disturbi con compaiono con una frequenza minore, ma che non devono essere sottovalutati.

3. Leishmaniosi sistemica

Tra le varie forme di leishmaniosi nei gatti, questa è la meno frequente. Si tratta di una forma generalizzata, che si caratterizza soprattutto per un aumento delle dimensioni dei gangli linfatici.

Accanto a questo aumento dimensionale dei gangli, il gatto può presentare però anche dei sintomi generali ed aspecifici, come stanchezza, sonnolenza, inappetenza ed in generale un cambiamento nel normale comportamento.

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controllare la pressione durante la gravidanza

Come controllare la pressione alta durante la gravidanza

Nel corso della gravidanza le future mamme devono svolgere molti esami medici per avere una sana gestazione, tra cui il controllo della pressione del sangue, fondamentale per la salute della donna ed anche del nascituro. Fino a qualche anno fa per controllare la pressione del sangue era necessario recarsi presso qualche studio medico, oppure in alternativa presso qualsiasi farmacia attrezzata. Come ci spiega però la farmacia Pelizzo, una delle farmacie di turno a Udine più note ed affidabili della città, il controllo del sangue può essere effettuato anche a casa. L’importante è dotarsi della giusta strumentazione ed eseguire un controllo “fai da te”, che ha la stessa valenza di quello di un professionista.

Durante la gravidanza la pressione del sangue è soggetta a diversi sbalzi, quindi è opportuno procurarsi un misuratore della pressione accurato, preciso ed affidabile. I primi sei mesi di gestazione sono particolarmente delicati per la donna incinta, poiché la pressione del sangue potrebbe abbassarsi a causa del progesterone ormonale, che favorisce il rilassamento delle pareti dei vasi sanguigni. In questa fase il nemico principale per la donna incinta è la pressione alta, comunemente conosciuta come ipertensione. Nello specifico l’ipertensione indica una pressione della circolazione del sangue compresa tra 140 mmHG per la massima e 90 mmHG per la minima.

Questa condizione potrebbe provocare dei problemi alla donna incinta, ma non necessariamente è preoccupante per tutti i soggetti. Quali sono le condizioni che favoriscono l’ipertensione? Innanzitutto l’aumento di peso che si verifica nel corso della gravidanza, quindi è opportuno seguire una dieta sana ed equilibrata. A ciò ovviamente va affiancata una vita salutare, quindi al bando anche alcolici e sigarette. Non bisognerebbe mai farne abuso, in modo particolare per le donne in stato interessante, poiché potrebbero verificarsi danni anche piuttosto seri per il nascituro.

Particolare attenzione meritano i geni ereditari, che potrebbero favorire l’ipertensione anche per chi segue una dieta corretta ed uno stile di vita sano. È quindi opportuno controllare se ci sono casi di ipertensione collegata alla gestazione in famiglia, per agire di conseguenza ed eliminare gli altri fattori che favoriscono lo sviluppo di questa condizione. Anche l’età incide notevolmente sulla gravidanza di una donna, e sulla possibilità di favorire l’ipertensione. In modo particolare le donne che hanno superato i 40 anni hanno una maggiore possibilità di sviluppare l’ipertensione, quindi possono verificarsi casi di gravidanze a rischio. In questi casi è opportuno farsi seguire da uno specialista del settore per una gravidanza tranquilla e serena.

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educazione in medicina 2017-19

ECM 2017-19: crediti e facilitazioni per il prossimo triennio

Dagli accordi fra Agenas e Ministero della Salute, è stato varato il piano di attività ECM in relazione al triennio 2017-19. Dal punto di vista procedurale e dell’impegno richiesto ai professionisti della sanità non sono state predisposte variazioni rispetto al programma che aveva interessato il periodo 2014-16.

Il piano nazionale ECM (Educazione Continua in Medicina) è stato varato a partire dall’anno 2002 per gestire in maniera programmatica le attività di formazione e aggiornamento continui imposto a tutti i professionisti del comparto sanitario, siano essi medici, veterinari, infermieri, odontoiatri, ecc.

Per il periodo 2017-19 è previsto l’obbligo da parte dei tecnici ospedalieri e dei professionisti del settore privato di conseguire un punteggio complessivo pari a 150 crediti, distribuiti in modo tale da raggiungere un minimo di 25 e un massimo di 75 crediti ogni anno, presso provider ECM accreditati all’educazione in medicina.

Facilitazioni

I professionisti che hanno già preso parte ad attività ECM nel corso del triennio 2014-16 potranno contare su alcune facilitazioni, espresse in uno sgravio dei crediti formativi. In particolare, gli operatori che hanno già raggiunto un punteggio compreso fra i 30 e i 50 crediti potranno contare su uno ‘sconto’ di 15 crediti in relazione al nuovo triennio; chi ha accumulato fra i 51 e i 100 crediti avrà un fabbisogno triennale di 30 crediti; tra i 101 e i 150 crediti, è prevista una riduzione a 105 crediti, 45 in meno di quelli complessivi pattuiti.

Così come avveniva nei precedenti cicli di attività ECM, i professionisti potranno stabilire in totale autonomia le attività più consone alla propria figura professionale, facendo richiamo anche al senso etico che impone loro di mobilitarsi al fine di garantire sempre le migliori cure possibili, approfondendo aspetti di natura teorica, pratica e comunicativa (il sapere, il fare, l’essere), tenendo sempre in considerazione il proprio ruolo specifico e le funzioni che egli svolge per i pazienti.

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formazione ecm

Formazione continua in sanità e provider ECM: cosa sapere

I professionisti del comparto medico-sanitario – medici ma anche infermieri, psicologi, tecnici di laboratorio, veterinari e chiunque operi nell’healthcare – sono chiamati, per legge, ad ossequiare all’obbligo di aggiornamento costante.

A partire dal 2002, lo Stato, in accordo con le singole regioni, ha promosso un programma di attività ECM (Educazione Continua in Medicina) basato su corsi di formazione ed eventi formativi rivolti al personale del settore sanità, integrando l’obbligo da parte del personale di raggiungere un determinato numero di crediti formativi su una programmazione pluriennale. Inizialmente fu approvato un piano quinquennale (2002-2006) con obbligo di maturare un totale di 120 crediti (di cui almeno 10 il primo anno, 20 il secondo e 30 i successivi tre); a partire dal 2007 è stato invece preferito un piano basato su tre anni. Il triennio 2014-16 (e anche il successivo, 2017-19) stabilisce in 150 il numero minimo di crediti che ogni professionista deve conseguire, di cui non più di 75 e non meno di 25 per ogni singolo anno.

I provider ECM

L’organizzazione di corsi di formazione ed eventi formativi ed il conseguente rilascio della relativa certificazione (e dei crediti) è affidata a provider ECM (Educazione Continua in Medicina), enti pubblici e privati autorizzati dall’Agenas ad operare nel settore training nel settore sanitario. I provider ECM possono essere enti pubblici o privati no profit, associazioni, fondi, organizzazioni, università, facoltà, dipartimenti e aziende private, i quali hanno raggiunto gli standard di qualità e di affidabilità richiesti dall’Agenas e accreditati come provider ECM.

I professionisti possono selezionare in totale autonomia i corsi di formazione più adatti per capacità, competenze e area di azione, gestendo la propria formazione senza particolari vincoli normativi né impedimenti burocratici, fatta eccezione per quelli sopracitati. A norma di legge, sono autorizzati e riconosciuti anche i corsi di e-learning e, in generale, la formazione a distanza, tramite attività telematiche e, da pochi mesi, in videoconferenza. In tal caso, tuttavia, è previsto un test valutativo volto ad esaminare la reale acquisizione di nuove attitudini da parte dei partecipanti alla formazione.

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