moda sposa

Abiti da sposa: i modelli più utilizzati del 2017

Dalle passerelle di New York a quelle di Milano, passando per Parigi, Madrid e Tokyo; la moda abiti da sposa è uno specchio abbastanza fedele della realtà sociale e ne tratteggia le particolarità, i tic e le virtù. Le collezioni matrimoniali 2017 hanno confermato i trend che hanno fatto da bussola negli ultimi due anni: il vintage resta la corrente più percorsa, secondo canoni ibridi, modernizzati e in continuo divenire. La sposa moderna ama rievocare le stagioni passate ma secondo un gusto fresco e attualizzato.

Un occhio al passato…

Gli anni ‘50 rivivono nelle passerelle e sugli altari di tutto il mondo, riprendono suggestioni tipiche di quegli anni, recuperano l’immenso bacino simbolico delle pin-up, della nouvelle vague, del boom economico e della rivoluzione culturale che ne seguì da lì a una manciata di anni. Suggestioni hippy si lasciano raffigurare in vesti vezzose, leggere e seducenti, in trecce e capigliature vaporose, in accessori che rompono con la routine e aprono uno sguardo alle tendenze che furono. Il tutto, secondo un’espressione di design fortemente moderna, che rende attuale il passato e suggestione di ricordi il presente. Il vintage è il faro della moda matrimoniale.

… E un occhio al presente

Vintage, certo, ma secondo i gusti e le percezioni della società odierna, una società iper-veloce, in cui la donna è perfettamente inserita e recita una parte da protagonista. Sono distanti anni luce i tempi in cui la donna – musa viveva con passività la propria figura di angelo del focolare. La donna di oggi vuole essere sexy, femminile in ogni contesto, comoda, seduttrice. Le suggestioni sessantottine si modellano su canoni più credibili per la donna di oggi, che non disdegna le scollature, i tacchi ampi e le gonne corte, nel limite del decoro. La moda abiti da sposa vive delle medesime vibrazioni; la moda esprime le sue forme d’arte tracciando il profilo della società dei consumi, di un certo voyeurismo diffuso. La sposa non va verso la contemplazione estatica ma si fa carico di una portata di responsabilità, profusa nel rompere col passato ma senza dimenticarlo. Vintage urbano, passato attuale o presente colorato di ricordo. La moda sposa è tutto questo e anche molto, molto altro.

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Ostuni

Ostuni e la storia del bianco dei suoi edifici in calce

Ostuni è una realtà sui generis all’interno del ricco e frastagliato panorama di Puglia. La città si colloca nel punto di convergenza tra lo scenario collinare delle Murge e la pianura salentina, schermato dal Mar Adriatico che conferisce ulteriore fascino a una località incantevole. Hotel e b&b a Ostuni lavorano a pieno ritmo per tutto l’anno, merito di un territorio trasversale e capace di sedurre i turisti stagionali della costa e quelli in cerca di arte, storia e paesaggi.

La città deve gran parte della sua fama al bianco degli edifici che caratterizzano il suo centro storico e che, non a caso, hanno reso Ostuni famosa come la Città Bianca. Una particolarità suggestiva e dalle sfumature leggendarie, che racconta molto di più di quanto si concede di scoprire a un primo sguardo.

La calce, il bianco delle pareti

La calce, a Ostuni, è sempre stata di facile reperibilità. I cittadini la utilizzarono fin dalle epoche antiche per l’edilizia della città, in particolare per dipingere i profili esterni degli edifici. La calce è facile da recuperare e da trasportare e, inoltre, fu scelta perché il bianco che la caratterizza permette di riflettere i raggi del sole, illuminando le strade buie e strette che contraddistinguono il centro storico della città. Un tempo la città era completamente rivestita di bianco mentre oggi si presenta solo parzialmente imbiancata, conservando comunque un colpo d’occhio incredibile.

La peste del XVIII secolo

Nel 1939, Filippo IV di Asburgo vendette la città alla ricca famiglia di mercanti dei Zevallos, per sopperire ai debiti contratti a causa della Guerra dei Trent’Anni. A metà del secolo successivo, sotto una reggenza inefficiente che aveva causato una profonda involuzione, il borgo fu colpito da un’epidemia di peste. Il contagio avrebbe potuto distruggere completamente la città, causandone l’estinzione, ma le cose andarono diversamente. La calce svolge un ruolo disinfettante e fu proprio la massiccia presenza di calce a evitare che l’epidemia si diffondesse ulteriormente. Il bianco di Ostuni salvò l’esistenza della città.

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slip

Slip Brasiliane per non far vedere le forme

Le slip brasiliane sono utilizzatissime dalle donne di tutto il mondo e riscuotono particolare successo in quella che è la fascia di età che va dai 18 ai 40 anni.
Si tratta di un ottimo compromesso tra lo slip (spesso troppo ingombrante o comunque in evidenza sotto i vestiti) e lo scomodo perizoma. Vediamo assieme come sfruttarle per minimizzare il vedo-non-vedo e nascondere le forme!

Le forme: quando vanno nascoste

Partiamo da un concetto fondamentale: le forme femminili sono belle e non vanno assolutamente occultate, sia che si vesta una taglia 38 sia che si vesta una taglia 56. Ovviamente tutto passa dal buon senso, no a maglioni informi da indossare h24 e no, al tempo stesso, anche a mini dress fin troppo mini o leggings usati al posto dei pantaloni senza valutarne a dovere la trasparenza. Le forme che vanno nascoste, o minimizzate per metterne in risalto altre, sono i cosiddetti “rotolini” di grasso. Se ci sono pazienza, ma spesso vengono messi in luce e resi ancora più evidenti da un abbigliamento sbagliato o, peggio ancora, dall’intimo.

Le slip brasiliane sono utili per non far vedere le forme e possono essere utilizzate senza problemi in diverse occasioni. A parità di taglia, infatti, presentano numerosi vantaggi rispetto al classico slip. L’unico capo in grado di garantire risultati ugualmente soddisfacenti (sempre che non si abbia un giro coscia particolarmente ampio o poco sodo) sono le culottes, che però sono anche estremamente ingombranti e spesso poco apprezzate dalle donne, perché infantili e poco pratiche.

Come nascondono le forme le brasiliane?

Il motivo principale per il quale le slip brasiliane nascondono le forme risiede nel fatto che, al contrario degli slip, tagliano il sedere esattamente a metà e non vanno quindi ad appoggiarsi alla parte più esterna del gluteo, che è quella solitamente caratterizzata dalla maggior presenza di cellulite e/o ritenzione idrica e che è sede delle odiatissime coulottes de cheval, cruccio di quasi tutte le donne, incluse quelle iper allenate.

Nascondere le forme: consigli dall’acquisto al dressage!

Adesso vi starete chiedendo come fare a nascondere le forme attraverso l’uso di slip brasiliane. I trucchi ci sono e sono davvero pochi, basta prestare un po’ di attenzione. Per tutte le novelline dello slip così sgambato, tuttavia, proporremo una semplice lista per addentrarci assieme nel mondo delle slip brasiliane, senza sbagliare un colpo!

  • Acquistate sempre slip della giusta taglia: quella della taglia è spesso una problematica molto sottovalutata, ma è essenziale se volete realmente disfarvi degli orrendi segni visibili da sotto i vestiti
  • Nell’aquisto, ricordatevi di preferire i tessuti leggeri e non elasticizzati a quelli eccessivamente stretch; se proprio desiderate gli elasticizzati, optate per quelli più morbidi…saranno meno fascianti, ma segneranno meno!
  • Se avete in vista un evento particolare, optate per i capi tagliati a laser. L’assenza di cucitura li renderà praticamente invisibili!
  • Se avete dubbi sul colore, optate sempre per il nude, può essere nascosto davvero al di sotto di tutto. Il giusto slip nude, di buona qualità, sarà un piccolo investimento sul quale varrà sicuramente la pena lanciarsi!

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traduzioni

Tutto su traduzioni certificate e autenticate

Per chi necessita di una traduzione con valore legale, la richiesta da fare a un’agenzia di traduzione è quella di una traduzione asseverata: si ha quando il traduttore, recandosi in tribunale, dichiara davanti al giudice che la traduzione fatta corrisponde all’originale. Questa procedura, insieme all’apposizione di marche da bollo, conferisce valore legale al documento.

Capita spesso però che le autorità estere richiedano delle semplici traduzioni certificate, che non necessitano né di marche da bollo né di giuramento. Questo dipende dalle specificità della legislazione dei paesi esteri rispetto a quella italiana: solo in Italia, infatti, esiste l’imposta di bollo, e nella maggior parte dei paesi stranieri i traduttori sono categoria professionale riconosciuta, cosa che non avviene nel nostro paese. Per questo, da noi, può essere necessario il passaggio in tribunale. Gli enti esteri richiedono spesso una semplice certified translation: la traduzione deve essere accompagnata da un documento con dati e recapiti del traduttore e da una sua dichiarazione di aver svolto al meglio la traduzione, nel rispetto del testo originale.

Non è un lavoro che chiunque possa svolgere: servono esperienza, serietà e competenze professionali dei traduttori, che devono essere non solo ottimi conoscitori delle lingue estere, ma anche specializzati in studi giuridici, soprattutto quando stiamo parlando di documenti legali. La legalizzazione della traduzione non deve però essere confusa con la traduzione di documenti legali. Nella traduzione con valore legale il documento deve conservare il suo valore giuridico. Si tratta, per effettuare un lavoro del genere, di padroneggiare un glossario specialistico che solo alcuni traduttori conoscono. Memorie di traduzione, glossari e dizionari tecnici sono strumenti di lavoro che non tutti sanno usare, ma indispensabili al buon esito del lavoro.

Una volta che la traduzione è fatta, il traduttore si reca in tribunale per il giuramento di rito, e si completa così l’asseverazione. La legalizzazione consiste in un passaggio ulteriore, necessario se la traduzione deve esser presentato all’estero. Per farlo, occorre rivolgersi alla Procura della Repubblica dello stesso tribunale in cui il documento è stato asseverato, per l’apposizione di un timbro.

Le tariffe per le traduzioni si conteggiano in base al numero di parole e alla combinazione linguistica. Ci sono poi i costi di certificazione e quelli per la spedizione dell’originale. Le traduzioni legalizzate e asseverate sono più costose, perché comportano l’apposizione di marche da bollo e il passaggio in Tribunale: per questo le traduzioni certificate sono da preferire, a meno che non sia proprio necessaria l’asseverazione.

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scheda SD

Come si fa a trovare una buona scheda SD

Come si fa a trovare una buona scheda SD? Quali sono, in altri termini, i criteri e i fattori che consentono a un potenziale acquirente di stabilire se un prodotto sia meglio di un altro? Di sicuro, tra i tanti parametri che possono essere presi come riferimento, quello della velocità minima di scrittura dei dati è il più prezioso e, al tempo stesso, il più facile da capire e interpretare, dal momento che consente di stabilire subito quali possono essere le prestazioni di un supporto. Le schede SD, in particolare, sono distinte e catalogate in classi in base a tale velocità. Quelle di velocità più bassa sono le SD di classe 2, che si chiamano così poiché la loro velocità di scrittura minima è pari a 2 MB al secondo: come è facile immaginare, esse sono indicate solo per lo svolgimento di operazioni di base, tra le quali la registrazione di video a definizione standard.

Salendo nella scala della velocità di scrittura minima, ci si imbatte nelle SD di classe 4, che sono denominate in questo modo proprio per la loro velocità, pari a 4 MB al secondo: ciò vuol dire che, da un punto di vista pratico, vi si può ricorrere tra l’altro per registrare video in alta definizione o in qualità Full HD. Se si ha la necessità di performance ancora più elevate, invece, ecco le schede SD di classe 6: in questo caso è di 6 MB al secondo la velocità di scrittura minima, e tradotti in termini pratici questi numeri permettono sia di scattare foto a raffica in alta definizione che di realizzare video di ottima qualità.

A dire la verità, però, per le raffiche di foto ad altissima definizione sarebbe più opportuno optare per le schede SD di classe 10, la cui velocità di scrittura minima è pari a 10 MB al secondo. Insomma, come si può ben capire anche se non si è degli esperti del settore, a mano a mano che si sale con la velocità si è in presenza di prestazioni più elevate, e quindi di un maggior numero di possibilità di utilizzo e di opportunità da sfruttare.

Trovare la migliore scheda SD, vale a dire quella che risponde nel modo più efficace ai bisogni che si desidera soddisfare, non è poi così complicato, anche se non si è dei maghi dell’elettronica o si ha poca dimestichezza con i dispositivi informatici: tutto molto semplice, in definitiva.

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Come organizzare un evento aziendale: passo per passo

L’organizzazione di un evento aziendale è un’attività complessa e che va gestita in maniera analitica. Senza un piano programmatico e idee chiare, diventa tutto più complicato. Ecco allora una serie di consigli per organizzare il tuo evento in modo schematico e puntuale, passo per passo.

1) Poniti un obiettivo

Di solito, l’organizzazione di un evento non rappresenta un fine bensì un mezzo per arrivare ad altro. Cerca allora di comprendere a fondo quale sia il tuo reale scopo: vuoi promuovere la tua azienda? Lanciare un nuovo servizio? Consolidare i rapporti con il pubblico? Tutte le valutazioni che compirai in seguito dovranno tenere conto delle considerazioni preliminari.

2) Stanzia un budget

Delineare un budget è fondamentale per una corretta pianificazione e deve precedere tutto il resto. cerca anche di capire se c’è un modo per aumentarlo, magari rintracciando sponsor o individuando co-organizzatori che possano avere interessi allineati ai tuoi. Un budget ampio permette di chiedere l’ausilio di esperti della realizzazione eventi Milano o Roma, in caso contrario dovrai fare tutto da solo e rientrando nei piani di spesa.

3) Target

Ora che hai individuato scopi e possibilità di spesa, è il momento di definire il target, ovvero la tipologia di pubblico a cui è destinato l’evento. Le valutazioni successive dovranno tenerne massimamente conto!

4) Definisci i tuoi collaboratori

Si passa poi alla definizione del proprio staff; qui bisogna capire con esattezza quante persone ti aiuteranno, che tipo di conoscenze possiedono, quanta esperienza hanno, cosa possono fare autonomamente e in cosa dovranno essere assistiti. Ogni operazione deve essere calendarizzata con ordine e senza alcun intoppo. Ricorda, quando organizzi un evento il tempo vola senza che te ne possa rendere conto.

5) Fase operativa vera e propria

Ok, hai delineato un piano preciso e ora è il momento di dare forma al tuo evento. Si parte con la scelta della location e del catering, tenendo in considerazione tutti i parametri prefissati quali target, budget e obiettivi. La scelta del posto è il primo nodo da sciogliere, poi passerai a stabilire buffet, animazione e addobbi. Cerca di ottenere più preventivi possibile da più parti in modo da garantirti una scelta su una pluralità di alternative.

6) Pr

L’evento sta prendendo forma, adesso devi promuoverlo in tutti i modi ti sia possibile. Se è il caso, cerca il sostegno della carta stampata (per eventi di interesse per la comunità sono spesso propositivi e disponibili all’ascolto) ma non preoccuparti se non riesci a raggiungerli, puoi sempre contare sui canali più tradizionali: Facebook e i social network in generale, il sito aziendale, le newsletter (se sei autorizzato a mandarne) e poi quelli dello spazio fisico, dalla cartellonistica alle locandine ai volantini. Datti da fare!

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