sistemi di riciclaggio

I sistemi di riciclaggio: dalla discarica al compostaggio

Si fa presto a parlare di riciclaggio. In pochi conoscono davvero quali e quanti sistemi siano utilizzati per la gestione dei materiali di scarto. A seconda della tipologia, infatti, lo smaltimento rifiuti a Lecce, Milano o Napoli segue una logica differente e una procedura tecnica specifica. Ecco i sistemi di smaltimento esistenti e come funzionano.

Discarica

La discarica è il luogo cui sono destinati i rifiuti non riciclabili e che non possono essere smaltiti in nessun altro modo. A seconda del tipo di rifiuto che essa accoglie, la discarica si distingue in tre tipologie: per rifiuti inerti (gli scarti di costruzione e derivanti da demolizioni o scavi); per rifiuti non pericolosi; per rifiuti pericolosi. Tale suddivisione è stata sancita tramite Direttiva Europea 99/31/CE tramite D. Lgs n. 36 del 13 gennaio 2003.

Inceneritore

L’inceneritore è l’alternativa alla discarica per gli scarti non adatti al riciclo. A differenza della discarica, che permette il solo deposito del rifiuto, l’inceneritore, come suggerisce lo stesso nome, permette la polverizzazione dello scarto in cenere.

Termovalorizzatore

il termovalorizzatore permette la trasformazione della cenere di scarto dell’inceneritore in vapore. Non tutti gli inceneritori dispongono di un sistema di termovalorizzazione delle polveri.

Riciclo

Il riciclo è il processo di recupero dei materiali ancora sfruttabili. Esso è destinato a materiali quali carta e cartone, plastica, vetro, metalli, legno, tessuti. A seconda della tipologia di rifiuto, il processo di recupero segue procedure tecniche differenti. Il processo permette la re-immissione in circolo di materie che, altrimenti, finirebbero in discarica o che verrebbero smaltite tramite incenerimento.

Compostaggio

Nell’impianto di compostaggio sono incanalati i residui organici quali avanzi di cibo e di cucina o materiali unti di cibo quali piatti di plastica e tovaglioli di carta. Il prodotto finale, ottenuto a seguito del processo di bio-ossidazione, viene definito compost o composta, un fertilizzante utilizzato in ambito agricolo per umidificare il terreno.

Approfondisci

Manutenzione dei freni: come evitare i malfunzionamenti

Sono tanti gli elementi che ci permettono di guidare in sicurezza, ma tra questi quelli indubbiamente più efficaci sono i freni. Appare chiare che prestare attenzione al loro corretto funzionamento è fondamentale. Insieme alla carrozzeria di Udine Autronica cercheremo di decifrare i sintomi dei freni che non fanno bene il loro lavoro e come correre ai ripari.

Quando frenando la frenata risulta particolarmente lunga, spesso la causa è da ricercare nel basso livello di liquido nell’impianto idraulico dei freni. La problematica potrebbe essere causata dalla presenza di bolle d’aria nei tubi, che tendono ad accumulare la pressione esercitata sul pedale dai dischi dei freni, dalle ganasce troppo consumate o dalle pastiglie bruciate.

Sentire strani rumori durante la frenata è tipico dei freni mal funzionanti, ma le spiegazioni possono essere molteplici. Potrebbe trattarsi di un eccessivo sfregamento tra dischi e pastiglie evidentemente troppo consunti. Lo stridio potrebbe anche essere causato dai ceppi dei tamburi che devono essere cambiati, dagli ammortizzatori o dalle sospensione.

Se c’è del “gioco” sul pedale ovvero il pedale del freno va a vuoto, siamo di fronte ad un’ulteriore causa. Quando il pedale va a vuoto, può metterci molto tempo arrivando solo dopo svariati secondi al punto di frenata. Anche in questo caso può trattarsi di aria nell’impianto idraulico, oppure della pompa impossibilitata a spingere l’olio verso l’interno del circuito.

Se le pastiglie dei freni sono eccessivamente consumate le cause possono essere tre. Una scarsa quantità di liquido nelle tubazioni flessibili dell’impianto, un consumo irregolare del disco o un blocco di uno dei pistoncini della pinza che tiene l’auto perennemente in frenata.

Anche il freno a mano può avere dei malfunzionamenti e può per esempio bloccarsi. Può essere a causa del ghiaccio ed in questo caso è consigliabile provare a tirare e mollare con delicatezza la leva del freno con il motore accesso. Se invece la causa è da ricercarsi in uno sforzo eccessivo, risulta preferibile tirare ancora di più la leva fino ad oltrepassare il punto morto e premere allo stesso momento il bottone del rilascio. Se invece siamo di fronte ad una rottura vera e propria, l’unica soluzione è rivolgersi ad un carrozziere per una saldatura completa.

Come avete capito bene, risolvere i problemi legati all’efficienza dei freni non è una cosa che possa essere fatta in autonomia. Per questo motivo è preferibile rivolgersi sempre ad un carrozziere o meccanico qualificato. Per quanto riguarda la sostituzione dei dischi dei freni questa è consigliabile ogni 80.000 chilometri.

Approfondisci

abito rosa

Rosa: il must della primavera 2017

Il Rosa è il must della primavera 2017. Si tratta di un colore pastello che unisce in sé e femminilità, ideale per il periodo primaverile e perfetto per ogni situazione: dal caffè con le amiche ad una serata speciale al Room 26 di Roma.

La rivincita delle tinte pastello

Il rosa è certamente la nuance perfetta da sfoggiare in primavera. Superato il grigiore grigiore dell’inverno, siamo ormai pronte per sfoggiare tonalità chiare che ci accompagneranno fino all’inizio dell’estate ed oltre, perché ammettiamolo il rosa è come il nero, non passa mai di moda.

L’importante è saperlo usare in maniera adeguata, abbinandolo bene, non solo per quanto riguarda i capi di abbigliamento ma anche in riferimento al trucco.

Bellezza e abbigliamento

Sia da un punto di vista estetico che fashion non ci sono dubbi che il rosa sia un colore da prediligere rispetto a tanti altri. Il motivo è presto spiegato ed è più semplice di quanto si possa pensare:

  • Si abbina facilmente ad altre tonalità
  • Pensare ad un total look rosa non è una follia
  • Come trucco è perfetto in tantissime situazioni, dalle più formali alle serate in compagnia
  • Tutti i brand più importanti non rinunciano a creazioni declinate in tutte le sue particolari sfumature.

Scarpe, dalle più raffinate a quelle che usiamo quotidianamente, borse, in tutte le sfumature e grandezze, abiti, più o meno eleganti, passando ancora dai cappotti fino agli adorabili capispalla, tutti hanno fatto di questo mood romantico il loro rappresentante più importante.

Brand: griffati e low cost

Che siano griffati o low cost, quindi più vicini alle tasche di tutte coloro che amano vestirsi alla moda senza dover spendere per un capo gran parte dello stipendio, tutti presentano capi rosa, mania che sembra avrà il sopravvento almeno fino alla fine dell’estate. Abbronzatura e un capo rosa per un summer look perfetto. Cosa volere di più?

Allora vi consigliamo di fare un pensiero al minidress rock di Jeremy Scott, ancora al cappotto rosa di Topshop che si sposa perfettamente con un look totalmente rosa, all’abito floreale di Michael Kors sfoggiato in tutta la sua bellezza con un cardigan pink. Per le scarpe ci pensa Fendi, ma gli accessori sono indiscutibilmente di Chanel.

Se desiderate smorzare un po’ questi accostamenti vi ricordiamo che l’abbinamento con il nero è ineguagliabile, magari ricorrendo a qualche simpatico accessorio rock.

Approfondisci

lead generation

Che cos’è e come funziona la lead generation

La lead generation è un approccio di marketing che si pone l’obiettivo di acquisire liste di contatti targettizzati e potenzialmente interessati ai servizi e prodotti dell’azienda. Un piano di lead generation si serve delle infrastrutture e i servizi di digital marketing per strutturare un percorso di conversione che inizia con l’intercettazione degli utenti e si conclude con la conversione finale (l’acquisto ma anche la richiesta di preventivo, la prenotazione…)

Prima fase: Top Of The Funnel (TOFU)

La prima fase della strategia verte sull’acquisizione di traffico generico ed è definita Top of the funnel (TOFU). Qui si tratta di incanalare un flusso di visitatori il più alto possibile verso il proprio sistema di lead generation; obiettivi perseguibile secondo una pluralità di strumenti e attività quali la SEO, campagne pay per click, social media, email marketing. I lead sono generalmente utenti potenzialmente interessati, solo una parte di essi proseguirà il percorso di conversione e, per tale ragione, non è usato alcun tipo di filtro volto a targettizzare le visite (la selezione si effettua in maniera automatica attraverso i comportamenti degli utenti).

Seconda fase: Middle Of The Funnel (MOFU)

La fase successiva. definita Middle of the funnel (MOFU), è quella di conversione delle lead in prospect, ovvero i contatti che, nella fase d’ingresso, sono solo potenziali acquirenti, vengono attratti dalla promessa di qualcosa, in cambio della quale viene ottenuto il contatto. Ad esempio, agli utenti indirizzati verso il sito viene offerta la possibilità di scaricare un e-book gratuitamente o di ottenere un buono sconto in cambio dell’iscrizione alla newsletter aziendale. In tal modo, secondo un sistema usato da ogni agenzia web marketing Lecce o Milano, sia il visitatore sia il sito web avranno ottenuto ciò che desideravano.

Terza fase: Bottom Of The Funnel (BOFU)

La terza e ultima fase è definita Bottom of the funnel (BOFU) ed è quella della finalizzazione del percorso di conversione, ovvero quello in cui viene conclusa la vendita. L’utente è stato attirato e fidelizzato attraverso le prime due fasi, ora sarà molto più ricettivo e più disposto a considerare la possibilità di effettuare un acquisto. Un approccio sempre più utilizzato è quello che si basa sulla personalizzazione delle offerte, processo eseguibile grazie ad attività di remarketing e analizzando i desideri dell’utente. Contenuti BOFU sono ad esempio i coupon, risorse dirette che permettono di concludere il processo di acquisizione in modo diretto.

Approfondisci

moda sposa

Abiti da sposa: i modelli più utilizzati del 2017

Dalle passerelle di New York a quelle di Milano, passando per Parigi, Madrid e Tokyo; la moda abiti da sposa è uno specchio abbastanza fedele della realtà sociale e ne tratteggia le particolarità, i tic e le virtù. Le collezioni matrimoniali 2017 hanno confermato i trend che hanno fatto da bussola negli ultimi due anni: il vintage resta la corrente più percorsa, secondo canoni ibridi, modernizzati e in continuo divenire. La sposa moderna ama rievocare le stagioni passate ma secondo un gusto fresco e attualizzato.

Un occhio al passato…

Gli anni ‘50 rivivono nelle passerelle e sugli altari di tutto il mondo, riprendono suggestioni tipiche di quegli anni, recuperano l’immenso bacino simbolico delle pin-up, della nouvelle vague, del boom economico e della rivoluzione culturale che ne seguì da lì a una manciata di anni. Suggestioni hippy si lasciano raffigurare in vesti vezzose, leggere e seducenti, in trecce e capigliature vaporose, in accessori che rompono con la routine e aprono uno sguardo alle tendenze che furono. Il tutto, secondo un’espressione di design fortemente moderna, che rende attuale il passato e suggestione di ricordi il presente. Il vintage è il faro della moda matrimoniale.

… E un occhio al presente

Vintage, certo, ma secondo i gusti e le percezioni della società odierna, una società iper-veloce, in cui la donna è perfettamente inserita e recita una parte da protagonista. Sono distanti anni luce i tempi in cui la donna – musa viveva con passività la propria figura di angelo del focolare. La donna di oggi vuole essere sexy, femminile in ogni contesto, comoda, seduttrice. Le suggestioni sessantottine si modellano su canoni più credibili per la donna di oggi, che non disdegna le scollature, i tacchi ampi e le gonne corte, nel limite del decoro. La moda abiti da sposa vive delle medesime vibrazioni; la moda esprime le sue forme d’arte tracciando il profilo della società dei consumi, di un certo voyeurismo diffuso. La sposa non va verso la contemplazione estatica ma si fa carico di una portata di responsabilità, profusa nel rompere col passato ma senza dimenticarlo. Vintage urbano, passato attuale o presente colorato di ricordo. La moda sposa è tutto questo e anche molto, molto altro.

Approfondisci

Ostuni

Ostuni e la storia del bianco dei suoi edifici in calce

Ostuni è una realtà sui generis all’interno del ricco e frastagliato panorama di Puglia. La città si colloca nel punto di convergenza tra lo scenario collinare delle Murge e la pianura salentina, schermato dal Mar Adriatico che conferisce ulteriore fascino a una località incantevole. Hotel e b&b a Ostuni lavorano a pieno ritmo per tutto l’anno, merito di un territorio trasversale e capace di sedurre i turisti stagionali della costa e quelli in cerca di arte, storia e paesaggi.

La città deve gran parte della sua fama al bianco degli edifici che caratterizzano il suo centro storico e che, non a caso, hanno reso Ostuni famosa come la Città Bianca. Una particolarità suggestiva e dalle sfumature leggendarie, che racconta molto di più di quanto si concede di scoprire a un primo sguardo.

La calce, il bianco delle pareti

La calce, a Ostuni, è sempre stata di facile reperibilità. I cittadini la utilizzarono fin dalle epoche antiche per l’edilizia della città, in particolare per dipingere i profili esterni degli edifici. La calce è facile da recuperare e da trasportare e, inoltre, fu scelta perché il bianco che la caratterizza permette di riflettere i raggi del sole, illuminando le strade buie e strette che contraddistinguono il centro storico della città. Un tempo la città era completamente rivestita di bianco mentre oggi si presenta solo parzialmente imbiancata, conservando comunque un colpo d’occhio incredibile.

La peste del XVIII secolo

Nel 1939, Filippo IV di Asburgo vendette la città alla ricca famiglia di mercanti dei Zevallos, per sopperire ai debiti contratti a causa della Guerra dei Trent’Anni. A metà del secolo successivo, sotto una reggenza inefficiente che aveva causato una profonda involuzione, il borgo fu colpito da un’epidemia di peste. Il contagio avrebbe potuto distruggere completamente la città, causandone l’estinzione, ma le cose andarono diversamente. La calce svolge un ruolo disinfettante e fu proprio la massiccia presenza di calce a evitare che l’epidemia si diffondesse ulteriormente. Il bianco di Ostuni salvò l’esistenza della città.

Approfondisci