Impianto fotovoltaico: cos’è e come funziona?

Un impianto fotovoltaico è un sistema avanzato che genera elettricità grazie alla fonte rinnovabile per eccellenza: la luce del sole. I dispositivi fotovoltaici, infatti, generano elettricità trasformando l’energia derivante dalla luce solare in energia elettrica, attraverso un processo elettronico che si verifica in modo naturale per alcuni materiali, detti semiconduttori. Gli elettroni presenti negli atomi di questi materiali sono liberati dall’energia solare e vengono indotti a viaggiare attraverso un vero e proprio circuito elettrico, alimentando piccoli o grandi dispositivi elettrici oppure inviando l’elettricità ad una rete di distribuzione elettrica.

Quale tecnologia è alla base dell’impianto fotovoltaico?

I fotoni della luce colpiscono il materiale semiconduttore di cui è composto il pannello fotovoltaico e lo ionizzano. La ionizzazione genera la rottura dei legami atomici degli elettroni più esterni degli atomi, che si liberano e non ruotano più attorno al nucleo atomico. Gli elettroni liberi presenti nel materiale semiconduttore sono forzati a seguire una direzione, creando un flusso di corrente elettrica. Ciò genera la trasformazione dell’energia solare in energia elettrica. E’ importante sottolineare che le celle solari non sono efficienti al 100% nella trasformazione in energia elettrica della luce solare, poiché lo spettro di luce in parte si riflette senza trasmettere alcun tipo di energia alle strutture atomiche presenti nel pannello fotovoltaico, mentre i raggi infrarossi sono troppo deboli per generare elettricità e i raggi ultravioletti generano solo energia termica, inutile nel caso in questione, nonché dannosa.

Affinché le celle solari siano ad alta efficienza, è necessario puntare su impianti fotovoltaici flessibili con sistemi di localizzazione efficaci per ricevere quanta più luce diretta durante l’intera giornata. Le celle solari più moderne sono in silicio cristallino oppure in materiale semiconduttore a film sottile. Le prime sono più efficienti nella trasformazione di energia solare in quella elettrica, ma sono più costose. I semiconduttori a film sottile, invece, presentano un costo minore e sono più semplici da produrre, ma hanno un’efficienza lievemente ridotta rispetto alle altre.

Un po’ di storia del fotovoltaico

Sentiamo parlare di fotovoltaico solo da qualche decennio, ma il primo dispositivo solare a generare energia utilizzabile è stato realizzato nel lontano 1954 da Bell Labs e già nel 1958 le celle solari erano utilizzate per applicazioni scientifiche e commerciali di piccola entità. Solo negli anni ’70, però, nel periodo della crisi energetica, le grandi imprese rivolsero l’attenzione all’uso delle celle solari per produrre elettricità, ma il grande limite delle nuove tecnologie fu, anche allora, il costo eccessivo dei primi impianti fotovoltaici, rendendone impraticabile l’applicazione su larga scala. I grandi passi avanzati nel settore di ricerca e sviluppo della tecnologia fotovoltaica hanno reso possibile l’inizio del ciclo di produzione a livello industriale e la conseguente riduzione dei prezzi del 300% rispetto ai modelli rudimentali, prezzi che ancora oggi continuano a decrescere nonostante le tecnologie siano sempre più avanzate.

Il fotovoltaico oggi

Il fotovoltaico è oggi una sfida rivolta alla sostenibilità ambientale non solo nella trasformazione di energia da fonte rinnovabile, ma soprattutto nella produzione ecologica dei pannelli fotovoltaici. La produzione industriale dei pannelli fotovoltaici ha consentito la riduzione dei costi e quindi del prezzo di mercato dell’impianto fotovoltaico, ma è stato possibile ridurre anche i costi d’installazione, grazie al sempre crescente numero di aziende specializzate nel settore degli impianti da fonti sostenibili. L’Italia è ancora indietro rispetto a realtà come Germania, Spagna e Giappone per spostare completamente l’utilizzo di energia dai combustibili fossili alla fonte solare, ma gli incentivi statali e le agevolazioni per l’installazione di questo tipo di impianto sono in continuo aggiornamento per favorire l’utilizzo dell’energia pulita in sostituzione di quella da fonte non rinnovabile.

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organizzare un concorso letterario

Come organizzare un concorso letterario: 5 consigli utili

Avete voglia di organizzare un concorso letterario ma non sapete come fare? Allora questa è la guida che fa per voi!

Pensiero comune è quello di credere che i concorsi siano qualcosa di difficile da organizzare, ma non è così e non è questo il caso. Il motore di tutto dovrà essere la passione per ciò che tratterete, in questo caso la letteratura. Tutto il resto sarà in discesa.

Detto ciò, ecco 5 consigli utili per organizzare un concorso letterario.

1.Scegliere il genere

Esistono concorsi letterari per tutti i gusti. C’è chi predilige l’horror, chi le fiabe, chi la narrativa storica. La cosa più importante è delineare il focus: creare un concorso includendo tutti i generi potrebbe generare confusione o un sovraccarico di domande dei partecipanti. Meglio creare diversi concorsi ed eleggere il migliore per ogni genere. Facendo ciò offrirete una visione chiara sia per partecipanti che per il pubblico.

2. Scegliere la location

La location della premiazione è di fondamentale importanza. Cercate qualche ente che metta a disposizione degli spazi nella vostra zona, facilmente accessibili a tutti se possibile. La location dovrà essere accogliente e presentare degli spazi che possano permettere l’eventuale lettura dei libri o delle interviste agli scrittori.

3. Nominare la giuria

Il vincitore viene scelto da qualcuno: i giudici. L’ideale sarebbe coinvolgere qualche personaggio di livello come un giornalista o un professore universitario che possa garantire l’autorevolezza del concorso. Fondamentale sarà la garanzia di imparzialità di questi che ne delinerà l’affidabilità.

4. Creare un bando di concorso

Serve a farvi conoscere, per cui siate chiari e concisi. Stilate tutte le regole fondamentali che permetteranno agli interessati di partecipare. Sottolineate la fascia d’età degli iscritti e la totale mancanza di pagamenti d’iscrizione. Successivamente, pubblicatelo online o appendetelo nelle bacheche di scuole, università e luoghi pubblici per facilitare la diffusione della notizia.

5. Decidere il premio da assegnare

Può essere in denaro, oppure simbolico. Si può scegliere di dare una coppa al vincitore o delle targhe consolatorie a chi raggiunge il podio. Se optate per una coppa, cercate qualche negozio del territorio che possa occuparsene. Ad esempio, se siete pugliesi, potreste recarvi presso aziende che effettuano la realizzazione e personalizzazione di coppe a Bari, Lecce e Taranto. Il premio è di fondamentale importanza, per cui occhio alla scelta!

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scegliere avvocato

5 punti da considerare quando si deve scegliere un avvocato

Scegliere un buon avvocato non è semplice, soprattutto quando ci si imbatte in problematiche non di poco conto. Indipendentemente dal tipo di avvocato che state cercando, cioè se civile o penale, ci sono diversi aspetti da valutare quando si ha necessità di affidarsi a qualche professionista della Legge.

In questa guida vi aiuteremo noi, svelandovi quali sono i 5 punti da tenere in considerazione quando si deve scegliere un avvocato.

1. Valutate il suo curriculum e la sua esperienza

Il curriculum è fondamentale nel mondo del lavoro, e lo stesso vale quando si tratta di un avvocato. Valutate il tipo di specializzazione del soggetto, la sua esperienza: ad esempio quali sono gli studi nella quale ha effettuato un praticantato. Non solo, è molto importante altresì valutare le sue capacità nel settore specifico che vi riguarda. Ad esempio, se dovete risolvere una causa matrimoniale, è fondamentale scegliere un avvocato civile che conosca tutte le dinamiche della questione. È molto importante, altresì, che il vostro avvocato si aggiorni costantemente in tutto ciò che riguarda la Legge e le sue dinamiche. La giurisprudenza è una scienza in costante movimento e l’aggiornamento non è mai troppo!

2. Valutate la sua trasparenza

Un buon avvocato deve essere necessariamente chiaro quando espone i fatti del caso che ha davanti. Cosa vuol dire? Un ottimo avvocato deve essere sincero, raccontare la verità su ogni singolo aspetto della causa, senza illudere il cliente con false aspettative. La verità deve esserci anche nel pagamento della parcella: i costi devono essere limpidi, come lo stesso preventivo.

3. Valutate la sua professionalità

Avete scelto l’avvocato giusto? Bene, allora non dovete fare altro che fissare un appuntamento. Nel momento in cui inizia la consulenza, valutate bene la professionalità della persona che avete davanti. Un buon avvocato, prima di dare giudizi in merito, deve studiare accuratamente tutte le carte, deve effettuare delle ricerche approfondite studiando il caso in ogni suo aspetto. Deve quindi studiare tutta la giurisprudenza relativa al caso in questione.

Se il vostro avvocato prende in mano la vostra problematica senza aver approfondito questi aspetti, potrebbe non essere così serio.

Non avete voglia di cercare il vostro avvocato personalmente? Esistono dei siti di avvocati professionisti che offrono semplice consulenza legale online. Basta solo fare un’accurata ricerca.

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abito da sposa

3 principali consigli per scegliere l’abito da sposa

Cos’è una sposa senza il suo abito? Probabilmente una donna a metà. Nell’organizzazione di un matrimonio, scegliere il vestito ideale è sempre causa di grandi stress per una sposa. Il nostro consiglio generale è quello di affidarsi ad una wedding planner, che vi possa consigliare l’abito perfetto per il vostro fisico ma anche per la vostra personalità. Se vivete a Catania o a Palermo, ad esempio, date un’occhiata in giro e cercate tra le tante, la wedding planner in Sicilia che fa al caso vostro.
Se invece avete intenzione di fare tutto da sole, seguite i nostri 3 semplici consigli per scegliere l’abito da sposa, e ci ringrazierete.

1. Prendetevi un momento di pausa solo per voi

Scegliere un vestito da sposa è davvero complicato. Spesso subentrano paure, insicurezze recondite, ansia di non apparire belle come vorremmo. In questo caso, il rimedio è prendersi 24 ore solo per se stesse, lontano da tutti. Cercate di non pensare all’imminente appuntamento. Svagatevi, date sfogo alle vostre passioni, rilassatevi il più possibile. Ciò vi aiuterà a liberare la mente da tutte le tensioni, stress e sensazioni di panico che inevitabilmente potrebbero affliggervi in situazioni particolari come queste.

2. Scegliete il vestito che vi fa stare bene

Arrivato il giorno della scelta, non dimenticate mai che il vostro abito deve farvi stare bene in qualsiasi situazione. Avete intenzione di organizzare un matrimonio festoso dove si ballerà per tutta la notte? Allora evitate gli abiti troppo pomposi che potrebbero ostacolare i vostri movimenti. Oppure, avete intenzione di sposarvi in montagna? Evitate gli abiti troppo scollati e se possibile, procuratevi un giacchino o una pelliccia che possa coprirvi perlomeno le spalle. La cosa più importante è non punirsi con vestiti troppo stretti solo per apparire più magre agli occhi degli altri. È consigliabile anche evitare di seguire diete forzate solo per il gusto di perdere dei chili. Il segreto per stare bene con il proprio abito è stare bene con voi stesse. Il vestito che indosserete non deve solo rappresentarvi ma deve farvi godere il vostro giorno più bello in assoluta comodità.

3. Il segreto? L’accessorio

Il segreto per rendere il vostro abito unico e irripetibile è associarlo ad un accessorio che vi rappresenti e che vi faccia sentire a vostro agio. Potete, per esempio, cingere la vostra vita con una cintura che amate tanto e che avreste sempre voluto indossare. Se invece non avete voglia di osare, potete anche indossare degli orecchini o la collana a cui siete più affezionate, e con cui volete raggiungere il vostro sposo all’altare. Niente paura se hanno un colore o uno stile differente rispetto al vostro abito: di certo apparirete estrose ed uniche rispetto alle altre.

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Lavandini cucina: i consigli pratici per la scelta giusta

La cucina potrà anche rappresentare il cuore della casa, ma è proprio il lavello a gestire la maggior parte delle faccende quotidiane. Ciò è evidente perché è l’unica area di lavoro utilizzata per preparare i pasti e anche per pulire dopo averli consumati.

Anche se i lavandini cucina di alta qualità e fattura possono durare 15 anni o più, prima o poi si consumano. Le finiture iniziano a sgretolarsi e perdite fastidiose appaiono misteriosamente intorno allo scarico. Quindi, se avete in programma una ristrutturazione in cucina, ha molto senso sostituire il vostro lavandino e il rubinetto.

I materiali

I produttori offrono una varietà di materiali e stili, dal luccicante acciaio inossidabile, alla porcellana resistente su ghisa oltre a diversi nuovi materiali. In realtà i lavelli sono anche uno dei componenti a prezzo più economico nella ristrutturazione di una cucina. Anche se alcuni modelli di fascia alta portano cartellini con prezzi a quattro zeri, c’è una gran quantità di lavelli ben fatti sul mercato a partire da circa 200 euro.

Le dimensioni

Con così tante opzioni possibili – lavabo singolo o doppio e lavabo in diverse forme e profondità – è necessario considerare le dimensioni della stanza e come userete il lavandino. I modelli più grandi, che sono popolari in questo periodo, saranno probabilmente eccessivi in una piccola cucina.

Di solito per piccole cucine (inferiori a 15 mq) si suggeriscono moduli a lavabo singolo. Per le cucine più grandi, si può considerare la comodità del doppio o triplo lavabo che permette di lavare e sciacquare i piatti, e contemporaneamente si possono effettuare altre operazioni nel lavabo libero, come ad esempio lavare le verdure. I modelli a lavabo multiplo costano a partire da 200 euro, e se volete lavabi di diversa profondità i prezzi saranno ancora maggiori.

Molti progettisti suggeriscono l’inserimento di un solo lavandino, tutt’al più con l’aggiunta di un secondo per le cucine molto grandi. Non è consigliato inserire più di un lavandino nella vostra cucina, a meno che non ci siano due o più cuochi in casa che preparano i pasti contemporaneamente. Infatti, in quel caso la spesa sarebbe molto più alta e dovreste valutare il rapporto costo/beneficio.

Il colore

Ancora un’altra considerazione è da fare sul colore. Un lavandino colorato può essere una gradevole scelta estetica, ma ricordate che pagherete dal 15% al 40% in più per un lavello che non sia bianco o in acciaio.

Altre caratteristiche

Qualunque sia la dimensione e la configurazione dei lavabi, avrete anche bisogno di selezionare il tipo di montaggio che desiderate. Questa sarà sia una decisione estetica sia una decisione pratica.

Avrete anche bisogno di specificare il numero di fori nel ripiano del lavandino. Questo numero varierà da uno a cinque in base al numero dei rubinetti inseriti e al numero di accessori aggiuntivi che avete selezionato, come le manichette e i dosatori di sapone.
Infine, non dimenticate di acquistare un buon filtro di scarico. Se il lavello sarà tenuto bene, durerà molti anni in buone condizioni.

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Tutti i vantaggi dell’isolante naturale per tetti e pareti

Focus sui materiali isolanti naturali più performanti

Ti sei mai chiesto cosa garantisce il comfort e il benessere in casa tua? Sicuramente la scelta di un arredo di qualità ben distribuito è la prima risposta che ti verrà in mente. Il comfort, però, si percepisce dagli aspetti più “invisibili” della casa, come la temperatura diffusa nello spazio interno, l’acustica, la luce, la salubrità dell’aria. In particolare non devi sottovalutare il benessere termico in casa, garantito dagli interventi di isolamento termico dell’involucro esterno.

Ma bisogna considerare un altro aspetto: sei sicuro che qualsiasi materiale isolante proposto sul mercato sia in grado di garantire la salubrità dell’aria in casa tua? Purtroppo, la risposta è negativa, ma esistono, fortunatamente, numerose soluzioni di isolamento termico che utilizzano l’isolante naturale al posto di quello sintetico.

I vantaggi dell’isolante naturale

I materiali isolanti naturali sono prodotti realizzati a partire da materie prime naturali, riciclate o riciclabili e biodegradabili senza l’utilizzo di prodotti chimici inquinanti e nocivi per l’ambiente e la salute dell’uomo.

L’efficacia dei materiali isolanti naturali è nota da sempre. Infatti, fin dall’antichità le costruzioni abitative erano realizzate utilizzando materiali dalle caratteristiche isolanti come paglia, sughero e lana, per ridurre gli scambi di calore fra l’interno e l’esterno. Oggi, alcuni di questi materiali sono stati rivalutati e sono sempre più utilizzati, grazie ai passi avanti fatti dalla bioedilizia e dalla continua ricerca di soluzioni tecnologiche che puntano a migliorare i metodi di produzione, ridurre i costi e salvaguardare l’ambiente.

I materiali isolanti naturali sono scelti per garantire resa architettonica e prestazioni elevate di resistenza termica. Fra questi materiali, quelli privilegiati sono la fibra di cellulosa, di legno e di canapa. I tre materiali naturali si somigliano per traspiranza e lavorabilità semplificata. Ma quali sono le caratteristiche principali di questi materiali? Scopriamolo insieme.

La fibra di cellulosa

La fibra di cellulosa è realizzata riciclando gli scarti di giornale ed aggiungendo Sali minerali e polvere di boro. Si crea, in tal modo una sorta di resina naturale ad alte prestazioni termiche e completamente biodegradabile e naturale. I Sali minerali attutiscono le proprietà infiammabili della carta, mentre il sale borico è il legante nel processo produttivo. La fibra di cellulosa è particolarmente indicata per isolare il tetto, il sottotetto e le pareti con intercapedine.

Caratteristiche

  • Ha elevate capacità termoisolanti;
  • Riduce la formazione di ghiaccio;
  • Resiste all’umidità e agli agenti atmosferici e impedisce la formazione di muffa;
  • E’ una fibra traspirante (isola anche dal caldo);
  • Ha una densità ideale per essere posata allo stato liquido;
  • E’ anche un isolante acustico;
  • Prezzo medio/basso, soprattutto negli interventi di insufflaggio;
  • Viene prodotta in un processo lavorativo ecologico e con un dispendio energetico minimo.

La fibra di legno

E’la fibra più utilizzata nella bioedilizia, grazie alla sua composizione di legno naturale, biodegradabile ed ecologico. I pannelli di fibra di legno sono ottenuti dagli scarti di legno non trattato chimicamente, sottoposto in seguito a trattamenti termici per migliorarne le prestazioni. I pannelli in fibra di legno sono largamente utilizzati sia per l’isolamento “a cappotto”, sia per l’isolamento del tetto e delle pareti ad intercapedine.

Caratteristiche

  • Ottimo isolante termico;
  • Traspirabile, quindi riduce l’effetto condensa;
  • Riutilizzabile e riciclabile;
  • Resistente agli agenti chimici e atmosferici;
  • Ottimo isolante acustico;
  • Prezzo medio alto (da 20 €/mq).

La fibra di canapa

E’ una fibra innovativa derivante dagli scarti dell’industria tessile, che utilizza la pianta di Cannabis per estrarre fibre resistenti ed altamente isolanti termicamente. La Cannabis viene coltivata in maniera sostenibile senza fertilizzanti e prodotti chimici. I pannelli di fibra di canapa possono essere utilizzati nelle intercapedini o nei controsoffitti, ma anche all’esterno.

Caratteristiche

  • Ottimo e interessante isolante termico e acustico;
  • Immune all’attacco di insetti e muffe;
  • Assorbe vapore e umidità senza perdere le sue caratteristiche isolanti;
  • Ha un ciclo di produzione completamente sostenibile e può essere riciclata e riutilizzata.

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